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    February 27

    Le spose bambine

    KHORAKHANE'

    (a forza di essere vento)
    Khorakhanè: tribù rom di provenienza serbo-montenegrina.

    Il cuore rallenta la testa cammina
    in quel pozzo di piscio e cemento
    a quel campo strappato dal vento
    a forza di essere vento

    porto il nome di tutti i battesimi
    ogni nome il sigillo di un lasciapassare
    per un guado una terra una nuvola un canto
    un diamante nascosto nel pane

    per un solo dolcissimo umore del sangue
    per la stessa ragione del viaggio viaggiare
    Il cuore rallenta e la testa cammina
    in un buio di giostre in disuso

    qualche rom si è fermato italiano
    come un rame a imbrunire su un muro
    saper leggere il libro del mondo
    con parole cangianti e nessuna scrittura

    nei sentieri costretti in un palmo di mano
    i segreti che fanno paura
    finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
    e ogni terra si accende e si arrende la pace

    i figli cadevano dal calendario
    Yugoslavia Polonia Ungheria
    i soldati prendevano tutti
    e tutti buttavano via

    e poi Mirka a San Giorgio di maggio
    tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
    e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
    e dagli occhi cadere

    ora alzatevi spose bambine
    che è venuto il tempo di andare
    con le vene celesti dei polsi
    anche oggi si va a caritare

    e se questo vuol dire rubare
    questo filo di pane tra miseria e sfortuna
    allo specchio di questa kampina
    ai miei occhi limpidi come un addio

    lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
    il punto di vista di Dio

    February 13

    Inediti

    La rivelazione alla presentazione delle celebrazioni per ricordare il grande artista
    "Ho trovato dei nastrini dove giovanissimo interpreta canzoni popolari"

    De André, annuncio di Dori Ghezzi
    "Ho scoperto degli inediti di Fabrizio"


     

    Fabrizio De Andrè

    ROMA - Dori Ghezzi ha trovato degli inediti cantati da Fabrizio De André. Lo ha rivelato la moglie del grande cantautore scomparso nel gennaio del 1999 al termine della conferenza stampa in Campidoglio dove è stato presentato il concerto "Buon compleanno Faber", in programma il 17 febbraio a Milano e il 18 a Roma.

    "Ho trovato dei nastrini - racconta Dori Ghezzi - in cui un giovane Fabrizio interpreta canzoni popolari. Brani non suoi - tiene a precisare - tranne uno". E più di questo non dice. La discografia ufficiale di De André comprende 41 album: tredici registrati in studio, sette dal vivo e ventuno raccolte. Si va dal primo "Tutto Fabrizio De André", del 1966, ad "Anime salve", del 1996.

    La vedova di De André si sofferma invece sulle manifestazioni per ricordare il grande artista. "Le iniziative che riguardano Faber - dice - si moltiplicano e spesso il vero problema è fronteggiarle. Tutta questa dinamicità spaventerebbe Fabrizio che andava sempre molto piano, che distillava le parole, che impiegava 6-7 anni per fare un disco". Bocciata invece l'ipotesi ("lo escludo categoricamente") che possa essere pubblicata una terza antologia di "In direzione ostinata e contraria" di cui sono usciti già due tripli cd.

    (13 febbraio 2007)
    February 12

    Via della povertà

    Il Salone di bellezza in fondo al vicolo
    è affollatissimo di marinai
    prova a chiedere a uno che ore sono
    e ti risponderà "non l'ho saputo mai".

    Le cartoline dell'impiccagione
    sono in vendita a cento lire l'una
    il commissario cieco dietro la stazione
    per un indizio ti legge la sfortuna

    e le forze dell'ordine irrequiete
    cercano qualcosa che non va
    mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera
    su via della Povertà.

    Cenerentola sembra così facile
    ogni volta che sorride ti cattura
    ricorda proprio Bette Davis
    con le mani appoggiate alla cintura.

    Arriva Romeo trafelato
    e le grida "il mio amore sei tu"
    ma qualcuno gli dice di andar via
    e di non riprovarci più

    e l'unico suono che rimane
    quando l'ambulanza se ne va
    è Cenerentola che spazza la strada
    in via della Povertà.

    Mentre l'alba sta uccidendo la luna
    e le stelle si son quasi nascoste
    la signora che legge la fortuna
    se n'è andata in compagnia dell'oste.

    Ad eccezione di Abele e di Caino
    tutti quanti sono andati a far l'amore
    aspettando che venga la pioggia
    ad annacquare la gioia ed il dolore

    e il Buon Samaritano
    sta affilando la sua pietà
    se ne andrà al Carnevale stasera
    in via della Povertà.

    I tre Re Magi sono disperati
    Gesù Bambino è diventato vecchio
    e Mister Hyde piange sconcertato
    vedendo Jeckyll che ride nello specchio.

    Ofelia è dietro la finestra
    mai nessuno le ha detto che è bella
    a soli ventidue anni
    è già una vecchia zitella

    la sua morte sarà molto romantica
    trasformandosi in oro se ne andrà
    per adesso cammina avanti e indietro
    in via della Povertà.

    Einstein travestito da ubriacone
    ha nascosto i suoi appunti in un baule
    è passato di qui un'ora fa
    diretto verso l'ultima Thule,

    sembrava così timido e impaurito
    quando ha chiesto di fermarsi un po' qui
    ma poi ha cominciato a fumare
    e a recitare l'A B C

    ed a vederlo tu non lo diresti mai
    ma era famoso qualche tempo fa
    per suonare il violino elettrico
    in via della Povertà.

    Ci si prepara per la grande festa
    c'è qualcuno che comincia ad aver sete
    il fantasma dell'opera
    si è vestito in abiti da prete
    sta ingozzando a viva forza Casanova
    per punirlo della sua sensualità
    lo ucciderà parlandogli d'amore
    dopo averlo avvelenato di pietà

    e mentre il fantasma grida
    tre ragazze si son spogliate già
    Casanova sta per essere violentato
    in via della Povertà.

    E bravo Nettuno mattacchione
    il Titanic sta affondando nell'aurora
    nelle scialuppe i posti letto sono tutti occupati
    e il capitano grida "ce ne stanno ancora",

    e Ezra Pound e Thomas Eliot
    fanno a pugni nella torre di comando
    i suonatori di calipso ridono di loro
    mentre il cielo si sta allontanando

    e affacciati alle loro finestre nel mare
    tutti pescano mimose e lillà
    e nessuno deve più preoccuparsi
    di via della Povertà.

    A mezzanotte in punto i poliziotti
    fanno il loro solito lavoro
    metton le manette intorno ai polsi
    a quelli che ne sanno più di loro,

    i prigionieri vengon trascinati
    su un calvario improvvisato lì vicino
    e il caporale Adolfo li ha avvisati
    che passeranno tutti dal camino
    e il vento ride forte
    e nessuno riuscirà a ingannare il suo destino
    in via della Povertà.

    La tua lettera l'ho avuta proprio ieri
    mi racconti tutto quel che fai
    ma non essere ridicola
    non chiedermi "come stai",

    questa gente di cui mi vai parlando
    è gente come tutti noi
    non mi sembra che siano mostri
    non mi sembra che siano eroi
    e non mandarmi ancora tue notizie
    nessuno ti risponderà
    se insisti a spedirmi le tue lettere
    da via della Povertà.


    February 09

    Un vortice di polvere

    Il suonatore Jones è morto... In una canzone, più delle altre, De André ha parlato di se stesso. Quella del suonatore Jones. "In un vortice di polvere - cantava - gli altri vedevano siccità. A me ricordava la gonna di Jenny a un ballo di tanti anni fa. Ascoltavo il suono forte della mia terra: era il mio cuore. E allora perché coltivarlo ancora, come pensarlo migliore... Libertà, l'ho vista dormire nei campi coltivati, a cielo e denaro, a cielo e amore, legati da filo spinato. Libertà, l'ho vista ogni volta che ho suonato per un ballo di ragazze in festa, per un compagno ubriaco. La gente sa che tu sai suonare. Suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare..."

    Sono sicuro che Jones-Fabrizio il suonatore avrebbe giocato anche con la vita se il creatore non l'avesse preso. Egli che come Jones ha offerto la gola al vino, la faccia al vento e mai un pensiero al denaro, all'amore e al cielo. Mi sembra di vederlo con la chitarra imprecare. Egli che ha dovuto dormire nell'Hotel Supramonte e che ha accompagnato Piero e Marinella verso l'altro mondo.

    Lui che ha fatto di Via del Campo una metafora del mondo intero. Lui che fino all'ultimo cantava canzoni di speranza e tormento. Spero solo che nel morire non abbia sofferto molto. Non lo meritava.

    Il cantante della sofferenza, ma sarebbe bello ricordarlo oggi che le lacrime ufficiali della televisione sono finite, come una specie di miglior avvocato delle cause perse; come un difensore degli ultimi, di coloro che non sanno, dei deboli, dei poveri. Le canzoni di De André hanno insegnato a tutti a guardare con affetto e pietà ai ladri per fame, alle donne di facili costumi, agli innamorati lasciati, agli zingari, ai matti, ai malati, ai soldati morti in guerra. E Vi ricordate della canzone del malato di cuore? Quanto significato in quelle parole. "Ho cominciato anch'io a sognare con loro - cantava - e dopo l'anima, d'improvviso, prese il volo. Da ragazzo guardavo gli altri ragazzi giocare, al ritmo del mio cuore malato, e mi veniva la voglia di uscire e giocare per correre nel prato, per vedere come fanno gli altri ragazzi a riprendere fiato. E ti tieni la voglia e rimani a pensare cosa ti manca per correre... - e segue con il pensiero di quello si faceva "raccontare la vita dagli occhi e non poter bere alla fonte d'un fiato ma a piccolo sorsi...".

    Fabrizio è stato un cantautore di grande valore di queste storie disperate, di morte, di desolazione. Egli aveva sempre nell'animo un sentimento di umanità che era quasi cristiano: egli capiva la sofferenza, il pianto, la tristezza contro la cattiva sorte.

    February 07

    Un libro

    VOLAMMO DAVVERO
    Un dialogo ininterrotto con Fabrizio de André


    “Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l’ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste e l’illusione di poter partecipare, in qualche modo, a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane”.
                                                               Fabrizio De André


    Dal 7 febbraio sarà distribuito nelle librerie il primo libro della Fondazione Fabrizio De André Onlus, Volammo davvero, curato da Elena Valdini ed edito da Bur nella collana 24/7 (pagg. 460, € 10,80).
    Si avvale della collaborazione di sessanta prestigiosi autori conosciuti e no:
    Beppe Andreetto, Angelo Aparo, Gianfranca Balestra, Gian Luigi Beccaria, Riccardo Bertoncelli, Giorgio Bezzecchi, Bruno Bigoni, Pierfranco Bruni, Mariano Brustio, Mimmo Càndito, don Luigi Ciotti, Valter Colle, Lella Costa, Lorenzo Coveri, Enrico de Angelis, Cesare de Florio La Rocca, Milli de Giacomi, Vittorio De Scalzi, Domenico Del Prete, Franz Di Cioccio, Vincenzo Enrichens, Franco Fabbri, Giuseppe Facciorusso, Paolo Finzi, Anna Fusari, padre Benito M. Fusco, don Andrea Gallo, Valeria Gandus, Paolo Ghezzi, Romano Giuffrida, Aldo Grasso, Gianni Guastella, Guido Harari, Nicola Labanca, Chiara Landonio, Felice Liperi, Mauro Macario, Piero Milesi, Vincenzo Mollica, Maso Notarianni, Mauro Orlando, Mauro Pagani, Luigi Pestalozza, Nicola Piovani, Fernanda Pivano, Gian Piero Reverberi, don Domenico Ricca, Cesare G. Romana, Anna Clorinda Ronfani, Severino Saccardi, Brunetto Salvarani, don Alessandro Santoro, Michele Serra, Adriano Sofri, Antonio Tabucchi, Vincenzo Tassinari, Gianni Vattimo, Roberto Vecchioni.

    Postfazione di Dario Fo

    Dalla quarta di copertina:

    "Con la più sfacciata noncuranza della superstizione armena, tredici capitoli provano a raccogliere un dialogo ininterrotto tessuto da firme illustri, sconosciuti illustri e voci anonime con, per e oltre Fabrizio De André.
    Il libro è nato per ricostruire un viaggio di cinque anni fatto di “parole dette”: gli incontri, i dibattiti e le giornate di studio organizzate nelle più svariate sedi, dalle università alle associazioni di provincia dal 2000 al 2005.
    Si è indagato, raccolto, sbobinato, tagliato, ricostruito e montato perché questo materiale potesse essere servabo. Quella “piccola parola latina” che Luigi Pintor notò e spiegò potesse voler dire “conserverò, terrò in serbo, terrò fede, o anche servirò, sarò utile”.
    C’è un’eredità intellettuale lasciata da una voce cantautorale il cui desiderio era “essere socialmente utile” e, spontaneamente, nelle più istituzionali ma anche nelle più bizzarre situazioni, in tanti hanno scelto di partecipare a dibattiti che partivano da un verso, da un album o da un pensiero di Fabrizio De André utilizzandolo come passaporto per discutere il presente.
    Col ritmo del romanzo ma senza un ordine cronologico, questo libro prova a fare il punto su cinque anni di inaspettata partecipazione, senza cerimonie ma guardando alla ricerca con il desiderio che queste oltre quattrocentocinquanta pagine possano essere solo l’inizio di un arrivo".



    La serata, a cura di Irma spettacoli, è organizzata dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus con la collaborazione di BUR e della Provincia di Milano / settore Cultura; orchestrata da Giorgio Gallione e condotta da Lella Costa e Neri Marcoré, sarà l’occasione per ascoltare alcune pagine del libro, lette dagli autori e da attori e accompagnate dalle note di Nicola Piovani, Danilo Rea e Giammaria Testa.