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October 03
GEORGES BRASSENS
Sebbene di madre di origine italiana, Georges Brassens che, in Francia, gode pressappoco della stessa popolarità dei Beatles in Inghilterra, resta relativamente molto poco conosciuto in Italia. Georges nasce nel 1921 a Sète, cittadina della costa mediterranea della Francia, da padre muratore e da madre, Elvira Dagrosa, figlia di emigranti napoletani. Da suo padre riceve i valori di un uomo semplice, tutto intelligenza e bontà, portatore delle idee laiche della sua epoca; da sua madre l'educazione cattolica e l'amore per la canzone popolare che, ragazzino, ascolta di strada in strada, di grammofono in grammofono. Del collegio, che lascia all'età di 15 anni, serberà soltanto il ricordo di un professore eccezionale, alla maniera di Robin Williams in "Carpe Diem", che trasmette ai suoi allievi l'amore per la poesia declamando i versi con grande emozione. Poco a poco si rende conto che la canzone ha bisogno della poesia e che egli dovrà perfezionarsi in questa arte, basandosi sull'immenso tesoro di cinque secoli di poesia francese. Fino all'età di 31 anni, fra Séte e Parigi, passando per un episodio di lavoro obbligatorio in Germania (imposto ai giovani Francesi, del quale si libera approfittando di un permesso), solitario, legge e studia i più grandi, da François Villon (nato nel 1421, suo Maestro e... maggiore d'età di 500 anni...) ai suoi contemporanei Paul Fort e Aragon, passando per Lamartine, Victor Hugo et Verlaine. L' 8 marzo 1952, mentre sta maturando la decisione di rinunciare alla carriera artistica, gli si presenta l'occasione di presentarsi al pubblico. Arriva con un quaderno di 30 canzoni, materia prima per tre dischi che saranno rapidamente pubblicati. In poche settimane passa dalla miseria e l'isolamento alla celebrità e la fortuna. Fino alla sua morte, nel 1981, resterà uno degli artisti (chanteurs) più pagati, si vendono milioni di suoi dischi. Pressappoco in ogni famiglia francese c'è una registrazione del "Bon Maître" (come l'ha definito lo "chanteur" Guy Béart). Praticamente tutti i Francesi possono canticchiare una dozzina di sue canzoni . I suoi personaggi sono conosciuti dal pubblico quanto quelli di La Fontaine. L'uomo non è del tipo "fate quel che dico, ma non quel che faccio", la celebrità e la ricchezza non gli faranno abbandonare né gli amici, né il suo modo di vivere. Lui continuerà a vivere nella sua camera, nella casa dei suoi amici Jeanne et Marcel Planche (l"Auvergnat" della canzone) per 20 anni e farà aggiungere solamente l'acqua corrente. Suoi amici saranno talvolta personaggi molto conosciuti, come Jacques Brel o Lino Ventura, talvolta, più sovente, gente completamente sconosciuta dai media, amici d'infanzia o dei giorni difficili. Ascoltando una canzone di Brassens si percepisce subito la perfezione della lingua, la sottigliezza di una poesia che appare semplice, tanto è costruita. Nei suoi anni di silenzio, Brassens si è costruito un piccolo teatro immaginario, senza tempo, per il quale farà passare una filosofia umanista dalla quale, oggi, noi scopriamo ogni giorno un po' più la modernità. Partendo da un anarchismo "istintivo", il suo discorso "morale" mette al primo posto l'individuo. La pace, il "mondo migliore", devono venire dal travaglio interiore di ogni uomo. Un approccio, per certi versi, vagamente buddista, ma lontano dalle religioni organizzate e totalmente ateo. Il male lui lo combatte con la sua arma preferita: l'umorismo. E il male prende le sembianze del clericalismo, del militarismo, delle truppe di imbecilli che commettono le cose peggiori per paura di venir attaccati nella piccola tranquillità della loro vita limitata. Nel mondo dello spettacolo, è un caso a parte. Non scrive per preparare uno spettacolo. Lui scrive al suo ritmo e, quando dispone di una nuova serie di canzoni, ritorna verso il pubblico che, ogni volta gli tributa un trionfo. Lavora alle sue canzoni fino al raggiungimento della perfezione; per alcune, se ne ritroveranno più di 50 versioni provvisorie. I suoi temi sono i temi essenziali di tutti i tempi e di tutte le civiltà: l'amore, il tempo che passa, la morte, l'amicizia e, soprattutto, la vita. La vita più forte di guerre ed ideologie, di potere e denaro, del totale conformismo. Alle sue poesie (e, qualche volta, a coloro che ha amato in modo particolare) ha regalato una musica di uguale perfezione (ciò dovuto alla sorgente di una conoscenza enciclopedica della canzone francese e del Jazz), ma che ha voluto discreta ("come la musica di un film, che non si deve sentire"), tutta al servizio delle parole (" io faccio danzare le parole"). In scena è solo con la sua chitarra e il fedele bassista Pierre Nicolas. Per le registrazioni, una seconda chitarra (Joël Favreau a partire dal 1966). Questa musica è davvero alla stessa altezza della sua poesia. Tanto basta per convincersi ad ascoltare una versione orchestrale o ad ascoltare una versione in una lingua straniera che non si comprenda. Georges Brassens è rimasto per tutta la vita "franco-francese" (tre registrazioni soltanto in lingua straniera, in spagnolo, soli concerti fuori dalla francofonia in Inghilterra, In Olanda e a Roma - 29-30 marzo 1958 - . in francese). Il fatto è che il suo modo di esprimersi, per chi lo ascolta, deve essere accettato "d'emblée", sia che le sue conoscenze in francese gli permettano la piena comprensione, sia che si accetti, per sè stessa, la musicalità delle parole. Non conoscere Georges Brassens è privarsi di buona parte della cultura francese del ventesimo secolo. E', inoltre, privarsi di un'occasione per immergersi nel patrimonio poetico francese, con accompagnamento musicale e molto, molto piacere.
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chi sarà a raccontare chi sarà sarà chi rimane io seguirò questo migrare seguirò questa corrente di ali
(fabrizio de andrè) March 27 La canzone dell'amore perduto
Ricordi sbocciavano le viole con le nostre parole: "non ci lasceremo mai, mai e poi mai" Vorrei dirti, ora, le stesse cose ma come fan presto, amore, ad appassire le rose così per noi. L'amore che strappa i capelli é perduto ormai. Non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza. E quando ti troverai in mano quei fiori appassiti al sole di un aprile ormai lontano li rimpiangerai. Ma sarà la prima che incontri per strada, che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo E sarà la prima che incontri per strada, che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo.
March 11
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Giugno '73
(Fabrizio De Andre', "Vol. VIII" )
Tua madre ce l'ha molto con me perché sono sposato e in più canto però canto bene e non so se tua madre sia altrettanto capace a vergognarsi di me La gazza che ti ho regalato è morta, tua sorella ne ha pianto, quel giorno non avevano fiori, peccato, quel giorno vendevano gazze parlanti. E speravo che avrebbe insegnato a tua madre a dirmi "ciao come stai", insomma non proprio a cantare per quello ci sono già io come sai. I miei amici sono tutti educati con te però vestono in modo un po' strano mi consigli di mandarli da un sarto e mi chiedi "Sono loro stasera i migliori che abbiamo" E adesso ridi e ti versi un cucchiaio di mimosa nell'imbuto di un polsino slacciato. I miei amici ti hanno dato la mano, li accompagno, il loro viaggio porta un po' più lontano. E tu aspetta un amore più fidato il tuo accendino sai io l'ho già regalato e lo stesso quei due peli d'elefante mi fermavano il sangue li ho dati a un passante. Poi il resto viene sempre da sé i tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.
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March 08
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San Giovanni Valdarno dedica tre giorni di eventi a Fabrizio De Andrè
 L’Assessorato alla Cultura del Comune di S. Giovanni Valdarno, in collaborazione con Materiali Sonori organizza nei giorni 9, 10 e 11 marzo una manifestazione interamente dedicata a Fabrizio De Andrè. L’iniziativa oltre ad essere un omaggio a quello che viene considerato il più grande cantautore italiano, intende porre attenzione sul suo percorso artistico che colloca De Andrè tra le personalità più importanti della cultura italiana degli ultimi cinquant'anni. Ecco il programma: Venerdì 9 marzo, Libreria Fahrenheit 451, ore 21.30, presentazione del libro di Luigi Viva “Fabrizio De Andrè, Non per un dio ma nemmeno per gioco” (Feltrinelli). Concerto di Tommaso Massimo, Marco Gallenga, Richard Cocciarelli. Sabato 10 marzo, Palazzo d’Arnolfo, ore 16.00 – ore 21.30, incontro con Romano Giuffrida, Cesare G. Romana, Massimo Gramigni, Luigi Viva, Gianni Guastella, Giampiero Bigazzi. Proiezione del film “Faber” di Roberto Giuffrida e Bruno Bigoni Domenica 11 marzo, Teatro Bucci, ore 21.30 Alessandro Benvenuti & La Banda Improvvisa, "Storia di un impiegato" di Fabrizio De André con la Filarmonica G.Verdi di Loro Ciuffenna e con Arlo Bigazzi (basso), Stefano Bartolini (sax), Paolo Corsi (percussioni), Ruben Chaviano (violino), Luigi Pelli (tuba), Antonio Superpippo Gabellini (chitarre), Giampiero Bigazzi (letture). Arrangiamenti e direzione Orio Odori. Infine, Casa Masaccio Contemporanea in collaborazione con l’associazione GeneraComunicAzioni presenta: “Ed avevamo gli occhi troppo belli” film interviste e documenti su Fabrizio De Andrè. Casa Masaccio dal 9 al 18 marzo 2007. Orari: feriali 16/19, festivi10/12-16/19, lunedì chiuso | | February 27
(a forza di essere vento) Khorakhanè: tribù rom di provenienza serbo-montenegrina.
Il cuore rallenta la testa cammina in quel pozzo di piscio e cemento a quel campo strappato dal vento a forza di essere vento
porto il nome di tutti i battesimi ogni nome il sigillo di un lasciapassare per un guado una terra una nuvola un canto un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del sangue per la stessa ragione del viaggio viaggiare Il cuore rallenta e la testa cammina in un buio di giostre in disuso
qualche rom si è fermato italiano come un rame a imbrunire su un muro saper leggere il libro del mondo con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano i segreti che fanno paura finchè un uomo ti incontra e non si riconosce e ogni terra si accende e si arrende la pace
i figli cadevano dal calendario Yugoslavia Polonia Ungheria i soldati prendevano tutti e tutti buttavano via
e poi Mirka a San Giorgio di maggio tra le fiamme dei fiori a ridere a bere e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi e dagli occhi cadere
ora alzatevi spose bambine che è venuto il tempo di andare con le vene celesti dei polsi anche oggi si va a caritare
e se questo vuol dire rubare questo filo di pane tra miseria e sfortuna allo specchio di questa kampina ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio

February 13 La rivelazione alla presentazione delle celebrazioni per ricordare il grande artista "Ho trovato dei nastrini dove giovanissimo interpreta canzoni popolari"
De André, annuncio di Dori Ghezzi "Ho scoperto degli inediti di Fabrizio"
ROMA - Dori Ghezzi ha trovato degli inediti cantati da Fabrizio De André. Lo ha rivelato la moglie del grande cantautore scomparso nel gennaio del 1999 al termine della conferenza stampa in Campidoglio dove è stato presentato il concerto "Buon compleanno Faber", in programma il 17 febbraio a Milano e il 18 a Roma. "Ho trovato dei nastrini - racconta Dori Ghezzi - in cui un giovane Fabrizio interpreta canzoni popolari. Brani non suoi - tiene a precisare - tranne uno". E più di questo non dice. La discografia ufficiale di De André comprende 41 album: tredici registrati in studio, sette dal vivo e ventuno raccolte. Si va dal primo "Tutto Fabrizio De André", del 1966, ad "Anime salve", del 1996. La vedova di De André si sofferma invece sulle manifestazioni per ricordare il grande artista. "Le iniziative che riguardano Faber - dice - si moltiplicano e spesso il vero problema è fronteggiarle. Tutta questa dinamicità spaventerebbe Fabrizio che andava sempre molto piano, che distillava le parole, che impiegava 6-7 anni per fare un disco". Bocciata invece l'ipotesi ("lo escludo categoricamente") che possa essere pubblicata una terza antologia di "In direzione ostinata e contraria" di cui sono usciti già due tripli cd.
( 13 febbraio 2007)
February 12 Il Salone di bellezza in fondo al vicolo è affollatissimo
di marinai prova a chiedere a uno che ore sono e ti risponderà "non l'ho
saputo mai".
Le cartoline dell'impiccagione sono in vendita a cento
lire l'una il commissario cieco dietro la stazione per un indizio ti
legge la sfortuna
e le forze dell'ordine irrequiete cercano qualcosa
che non va mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera su via della
Povertà.
Cenerentola sembra così facile ogni volta che sorride ti
cattura ricorda proprio Bette Davis con le mani appoggiate alla cintura.
Arriva Romeo trafelato e le grida "il mio amore sei tu" ma
qualcuno gli dice di andar via e di non riprovarci più
e l'unico
suono che rimane quando l'ambulanza se ne va è Cenerentola che spazza la
strada in via della Povertà.
Mentre l'alba sta uccidendo la luna
e le stelle si son quasi nascoste la signora che legge la fortuna se
n'è andata in compagnia dell'oste.
Ad eccezione di Abele e di Caino
tutti quanti sono andati a far l'amore aspettando che venga la pioggia
ad annacquare la gioia ed il dolore
e il Buon Samaritano sta
affilando la sua pietà se ne andrà al Carnevale stasera in via della
Povertà.
I tre Re Magi sono disperati Gesù Bambino è diventato
vecchio e Mister Hyde piange sconcertato vedendo Jeckyll che ride nello
specchio.
Ofelia è dietro la finestra mai nessuno le ha detto che è
bella a soli ventidue anni è già una vecchia zitella
la sua
morte sarà molto romantica trasformandosi in oro se ne andrà per adesso
cammina avanti e indietro in via della Povertà.
Einstein travestito
da ubriacone ha nascosto i suoi appunti in un baule è passato di qui
un'ora fa diretto verso l'ultima Thule,
sembrava così timido e
impaurito quando ha chiesto di fermarsi un po' qui ma poi ha cominciato
a fumare e a recitare l'A B C
ed a vederlo tu non lo diresti mai
ma era famoso qualche tempo fa per suonare il violino elettrico in
via della Povertà.
Ci si prepara per la grande festa c'è qualcuno
che comincia ad aver sete il fantasma dell'opera si è vestito in abiti
da prete sta ingozzando a viva forza Casanova per punirlo della sua
sensualità lo ucciderà parlandogli d'amore dopo averlo avvelenato di
pietà
e mentre il fantasma grida tre ragazze si son spogliate già
Casanova sta per essere violentato in via della Povertà.
E bravo
Nettuno mattacchione il Titanic sta affondando nell'aurora nelle
scialuppe i posti letto sono tutti occupati e il capitano grida "ce ne
stanno ancora",
e Ezra Pound e Thomas Eliot fanno a pugni nella
torre di comando i suonatori di calipso ridono di loro mentre il cielo
si sta allontanando
e affacciati alle loro finestre nel mare tutti
pescano mimose e lillà e nessuno deve più preoccuparsi di via della
Povertà.
A mezzanotte in punto i poliziotti fanno il loro solito
lavoro metton le manette intorno ai polsi a quelli che ne sanno più di
loro,
i prigionieri vengon trascinati su un calvario improvvisato lì
vicino e il caporale Adolfo li ha avvisati che passeranno tutti dal
camino e il vento ride forte e nessuno riuscirà a ingannare il suo
destino in via della Povertà.
La tua lettera l'ho avuta proprio ieri
mi racconti tutto quel che fai ma non essere ridicola non chiedermi
"come stai",
questa gente di cui mi vai parlando è gente come tutti
noi non mi sembra che siano mostri non mi sembra che siano eroi e
non mandarmi ancora tue notizie nessuno ti risponderà se insisti a
spedirmi le tue lettere da via della Povertà.
February 09 Il suonatore Jones è morto... In una canzone, più delle
altre, De André ha parlato di se stesso. Quella del suonatore Jones. "In
un vortice di polvere - cantava - gli altri vedevano siccità. A me
ricordava la gonna di Jenny a un ballo di tanti anni fa. Ascoltavo il suono
forte della mia terra: era il mio cuore. E allora perché coltivarlo ancora, come
pensarlo migliore... Libertà, l'ho vista dormire nei campi coltivati, a cielo e denaro, a cielo e amore, legati da filo spinato. Libertà,
l'ho vista ogni volta che ho suonato per un ballo di ragazze in festa, per un
compagno ubriaco. La gente sa che tu sai suonare. Suonare ti tocca per tutta la
vita e ti piace lasciarti ascoltare..."
Sono sicuro che Jones-Fabrizio il suonatore avrebbe giocato anche con la vita
se il creatore non l'avesse preso. Egli che come Jones ha offerto la gola al
vino, la faccia al vento e mai un pensiero al denaro, all'amore e al cielo. Mi
sembra di vederlo con la chitarra imprecare. Egli che ha dovuto dormire
nell'Hotel Supramonte e che ha accompagnato Piero e Marinella verso l'altro
mondo.
Lui che ha fatto di Via del Campo una metafora del mondo intero. Lui che fino
all'ultimo cantava canzoni di speranza e tormento. Spero solo che nel morire non
abbia sofferto molto. Non lo meritava.
Il cantante della sofferenza, ma sarebbe bello ricordarlo oggi che le lacrime
ufficiali della televisione sono finite, come una specie di miglior avvocato
delle cause perse; come un difensore degli ultimi, di coloro che non sanno, dei
deboli, dei poveri. Le canzoni di De André hanno insegnato a tutti a guardare
con affetto e pietà ai ladri per fame, alle donne di facili costumi, agli
innamorati lasciati, agli zingari, ai matti, ai malati, ai soldati morti in
guerra. E Vi ricordate della canzone del malato di cuore? Quanto significato in
quelle parole. "Ho cominciato anch'io a sognare con loro - cantava - e dopo
l'anima, d'improvviso, prese il volo. Da ragazzo guardavo gli altri ragazzi
giocare, al ritmo del mio cuore malato, e mi veniva la voglia di uscire e
giocare per correre nel prato, per vedere come fanno gli altri ragazzi a
riprendere fiato. E ti tieni la voglia e rimani a pensare cosa ti manca per
correre... - e segue con il pensiero di quello si faceva "raccontare la vita
dagli occhi e non poter bere alla fonte d'un fiato ma a piccolo sorsi...".
Fabrizio è stato un cantautore di grande valore di queste storie disperate,
di morte, di desolazione. Egli aveva sempre nell'animo un sentimento di umanità
che era quasi cristiano: egli capiva la sofferenza, il pianto, la tristezza
contro la cattiva sorte. February 07 VOLAMMO DAVVEROUn dialogo ininterrotto con Fabrizio de André

“Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l’ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste e l’illusione di poter partecipare, in qualche modo, a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane”. Fabrizio De André
Dal 7 febbraio sarà distribuito nelle librerie il primo libro della Fondazione Fabrizio De André Onlus, Volammo davvero, curato da Elena Valdini ed edito da Bur nella collana 24/7 (pagg. 460, € 10,80). Si avvale della collaborazione di sessanta prestigiosi autori conosciuti e no: Beppe Andreetto, Angelo Aparo, Gianfranca Balestra, Gian Luigi Beccaria, Riccardo Bertoncelli, Giorgio Bezzecchi, Bruno Bigoni, Pierfranco Bruni, Mariano Brustio, Mimmo Càndito, don Luigi Ciotti, Valter Colle, Lella Costa, Lorenzo Coveri, Enrico de Angelis, Cesare de Florio La Rocca, Milli de Giacomi, Vittorio De Scalzi, Domenico Del Prete, Franz Di Cioccio, Vincenzo Enrichens, Franco Fabbri, Giuseppe Facciorusso, Paolo Finzi, Anna Fusari, padre Benito M. Fusco, don Andrea Gallo, Valeria Gandus, Paolo Ghezzi, Romano Giuffrida, Aldo Grasso, Gianni Guastella, Guido Harari, Nicola Labanca, Chiara Landonio, Felice Liperi, Mauro Macario, Piero Milesi, Vincenzo Mollica, Maso Notarianni, Mauro Orlando, Mauro Pagani, Luigi Pestalozza, Nicola Piovani, Fernanda Pivano, Gian Piero Reverberi, don Domenico Ricca, Cesare G. Romana, Anna Clorinda Ronfani, Severino Saccardi, Brunetto Salvarani, don Alessandro Santoro, Michele Serra, Adriano Sofri, Antonio Tabucchi, Vincenzo Tassinari, Gianni Vattimo, Roberto Vecchioni.
Postfazione di Dario Fo
Dalla quarta di copertina:
"Con la più sfacciata noncuranza della superstizione armena, tredici capitoli provano a raccogliere un dialogo ininterrotto tessuto da firme illustri, sconosciuti illustri e voci anonime con, per e oltre Fabrizio De André. Il libro è nato per ricostruire un viaggio di cinque anni fatto di “parole dette”: gli incontri, i dibattiti e le giornate di studio organizzate nelle più svariate sedi, dalle università alle associazioni di provincia dal 2000 al 2005. Si è indagato, raccolto, sbobinato, tagliato, ricostruito e montato perché questo materiale potesse essere servabo. Quella “piccola parola latina” che Luigi Pintor notò e spiegò potesse voler dire “conserverò, terrò in serbo, terrò fede, o anche servirò, sarò utile”. C’è un’eredità intellettuale lasciata da una voce cantautorale il cui desiderio era “essere socialmente utile” e, spontaneamente, nelle più istituzionali ma anche nelle più bizzarre situazioni, in tanti hanno scelto di partecipare a dibattiti che partivano da un verso, da un album o da un pensiero di Fabrizio De André utilizzandolo come passaporto per discutere il presente. Col ritmo del romanzo ma senza un ordine cronologico, questo libro prova a fare il punto su cinque anni di inaspettata partecipazione, senza cerimonie ma guardando alla ricerca con il desiderio che queste oltre quattrocentocinquanta pagine possano essere solo l’inizio di un arrivo".
La serata, a cura di Irma spettacoli, è organizzata dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus con la collaborazione di BUR e della Provincia di Milano / settore Cultura; orchestrata da Giorgio Gallione e condotta da Lella Costa e Neri Marcoré, sarà l’occasione per ascoltare alcune pagine del libro, lette dagli autori e da attori e accompagnate dalle note di Nicola Piovani, Danilo Rea e Giammaria Testa.
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